Camminare nel tempo: Darwin e la geodiversità toscana
- Silvia Sorbi
- 12 feb
- Tempo di lettura: 4 min
“Escursioni di una naturalista in Toscana”
di Silvia Sorbi
Il 27 dicembre 1831, il ventiduenne Charles Robert Darwin partì dall’Inghilterra a bordo del brigantino Beagle, comandato dal capitano Fitz Roy, e viaggiò intorno a un mondo, ancora in parte inesplorato, per ben cinque anni!
Nel 1839 pubblicò il suo primo libro “The Voyage of the Beagle”, uscito in Italia con il titolo “Viaggio di un naturalista intorno al mondo”, ma anche “Diario di un naturalista giramondo” e “Il viaggio meraviglioso di Charles Darwin”.
In questa opera Darwin racconta tutto il suo viaggio, "l'evento più importante della sua vita" come egli stesso lo definì, e ci restituisce i suoi entusiasmi, le sue osservazioni e le sue riflessioni che furono alla base di tutto il suo pensiero scientifico e culturale.

Mappa del viaggio tratta da C. Darwin “Viaggio di un naturalista intorno al mondo” Einaudi Editore Spa.
“È facile specificare i singoli oggetti di ammirazione in quel grande scenario,
ma è impossibile dare un’idea adeguata della profondità dei sensi di meraviglia,
di stupore e di devozione che riempiono ed elevano la mente.”
Charles Darwin
Cercheremo di approcciarci alle nostre escursioni e ai nostri trekking toscani, con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che Darwin manifestò in ogni sua esplorazione, ereditando il suo sguardo da naturalista!
1° OSSERVAZIONI GEOLOGICHE
Darwin dava sempre un primo sguardo all’aspetto geologico dei territori che esplorava e pubblicò tutte le sue osservazioni geologiche nella raccolta “Geology of The Voyage of the Beagle” (in italiano “Geologia del viaggio del Beagle”) uscita in tre volumi tra il 1842 e il 1846.
Il primo volume è dedicato alla formazione delle barriere coralline e degli atolli, un’opera pionieristica basata sull’osservazione e sull’ipotesi di cambiamenti lenti e graduali nel tempo; ipotesi che sarà anche alla base delle sue teorie evolutive.
Sebbene attualmente non ci siano barriere coralline e atolli in Toscana, questi elementi sono comunque importanti per la nostra regione, perché in un lontano passato hanno contribuito significativamente alla formazione delle nostre montagne e, in particolare, di alcuni elementi come il famoso marmo apuano.
Ma questa è un’altra storia di cui parleremo nelle prossime puntate!
Quello che ci interessa in questa prima puntata è acquisire uno “sguardo geologico” e possiamo farlo anche grazie al Progetto CARG in cui sono scaricabili e consultabili le carte geologiche 1:50.000 di gran parte della Toscana:
La Toscana presenta un’altissima geodiversità, con tanti tipi di rocce sedimentarie, metamorfiche e magmatiche che danno luogo a morfologie estremamente varie. Queste rocce si possono osservare non solo in ambienti naturali, ma anche in ambienti antropici, in quanto sono state utilizzate nel corso dei secoli come materiale da costruzione.
Le rocce ci danno informazioni preziose sul passato, raccontandoci storie antichissime.
Ad esempio, la maggior parte delle rocce della nostra regione ci raccontano la storia di un antico oceano, l’Oceano Ligure-Piemontese, un ramo laterale del grande Oceano Tetide formatosi in seguito alla frammentazione del supercontinente Pangea. L’Oceano Ligure-Piemontese iniziò a formarsi, circa 200 milioni di anni fa, tra l’antico margine settentrionale della placca africana e l’antico margine meridionale della placca euroasiatica occidentale, per poi richiudersi quando i movimenti tettonici s’invertirono con la conseguente grande Orogenesi Alpina.

Zona di formazione dell’Oceano Ligure-Piemontese circa 145 milioni di anni fa
(modificata da Ron Blakey, 2008)
Lungo l’Anello di Nocchi, sulle Alpi Apuane meridionali, (escursione di sabato 14 febbraio https://www.azimut-treks.it/anello-nocchi-antiche-strade-camaiore) potremo osservare varie rocce sedimentarie della Falda Toscana che raccontano l’apertura e la chiusura di questo antico oceano, tra la Maiolica e il Macigno, rispettivamente indicati sulla carta geologica con la sigla MAI e un colore verde intenso e con la sigla MAC e un colore ocra giallo/nocciola.
La Maiolica è un calcare selcifero molto fine, di colore variabile dal bianco al grigio, in cui è presente la selce; risale a 148 – 126 milioni di anni fa e testimonia la fase in cui l’Oceano Ligure-Piemontese era già un mare ampio con una scarpata continentale e una piana abissale. Si è formata a notevole distanza dalla scarpata, dove arrivavano solo i sedimenti più fini trasportati dalle correnti di torbida.
Il Macigno, invece, testimonia la fase di chiusura dell’Oceano, costituisce gran parte dell’Appennino Tosco-Emiliano e si è formato, tra 27 e 21 milioni di anni fa, in fondo all’Oceano ormai ridotto a un mare basso, per accumulo dei materiali erosi dalla Catena Alpina già emersa.
Il Macigno lo ritroveremo anche sotto i nostri piedi durante il Trekking urbano a Firenze (escursione di domenica 15 febbraio https://www.azimut-treks.it/urban-trekking-firenze), dato che forma gran parte dei marciapiedi della città. Alzando lo sguardo potremo ammirare, in alcune facciate di edifici, anche la sua pregiata varietà locale, tanto apprezzata da Filippo Brunelleschi, la cosiddetta Pietra Serena, caratterizzata da una grana fine e da un colore grigio-azzurro.
Nella prossima puntata parleremo delle rocce della Gorgona!
Continuate a seguirci.




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