LE ORCHIDEE: UNA MERAVIGLIA IN MINIATURA
- Silvia Sorbi
- 13 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 apr
“Escursioni di una naturalista in Toscana”
di Silvia Sorbi
In questa rubrica, inaugurata il 12 febbraio scorso in occasione del Darwin Day, cercheremo di approcciarci alle nostre escursioni e ai nostri trekking toscani, con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che Darwin manifestò in ogni sua esplorazione, ereditando il suo sguardo da naturalista!
Nella scorsa puntata (17 marzo) abbiamo esplorato l’Isola di Gorgona e scoperto le sue piante endemiche, MA abbiamo anche notato che l’isola ospita poche specie di ORCHIDEE e così ci conviene spostarci sulle Alpi Apuane o sul Monte Pisano partecipando alle nostre escursioni primaverili: https://www.azimut-treks.it/calendario-escursioni
Nel 1862 il botanico James Bateman inviò a Darwin vari fiori di un’orchidea endemica del Madagascar, l’orchidea cometa (Angraecum sesquipedale Thouars, 1822), poi ribattezzata orchidea di Darwin. Darwin osservò il suo sperone nettarifero, lungo fino a 30 cm (!) e ipotizzò che solo una farfalla o una falena con una spiritromba altrettanto lunga potesse essere in grado di impollinare questa specie.
L’ipotesi si rivelò giusta e, 40 anni dopo, quando ormai Darwin era morto, fu scoperto l’insetto impollinatore, la sfinge di Morgan (Xanthopan morganii (Walker, 1856)) caratterizzata proprio da una lunghissima spiritromba!

Orchidea cometa e la sfinge di Morgan suo impollinatore (foto da Wikipedia).
Chi è il suo impollinatore?
È proprio questa la domanda che anche noi dobbiamo porci di fronte a un’orchidea.
UNA GRANDE FAMIGLIA
Prima di tutto è fondamentale dire che tutte le orchidee sono protette dal 1973 e quindi è vietato per legge: il danneggiamento, l’estirpazione, la distruzione e la raccolta!
Le orchidee appartengono alla famiglia ORCHIDACEAE è ne esistono oltre 25.000 specie, la maggior parte tropicali e molte epifite (cioè non vivono a contatto del terreno, bensì su altri organismi vegetali e sono dotate di radici aeree per l’assorbimento dell’acqua presente nell’aria).
In Italia abbiamo circa 190 specie di orchidee, sul Monte Pisano 40 e sulle Alpi Apuane ben 60!
Il termine orchidea deriva dal greco órkhis che significa testicolo, in riferimento alla forma tondeggiante della coppia di bulbo-tuberi o rizo-tuberi che costituiscono l’apparato radicale di alcune specie, tra cui quelle appartenenti al genere Orchis (ma anche di quelle appartenenti ai generi Ophrys, Traunsteinera, Serapias e Coeloglossum).
Sono specie erbacee pluriennali e perenni che superano la stagione fredda grazie alle sostanze di riserva contenute nell’apparato sotterraneo. Appena arriva la stagione favorevole “rispuntano” e il primo riconoscimento può essere fatto dalla rosetta basale composta da foglie semplici, allungate, a margine liscio, con nervature parallele, di solito verdi. Dal centro della rosetta si svilupperà lo stelo che porterà i fiori.

Rosetta basale di Barlia robertiana.
LA RIPRODUZIONE
Il fiore è estremamente evoluto, probabilmente deriva da un semplice fiore a 6 tepali (NB per queste piante si usa il termine tepalo, non petalo) a simmetria raggiata, simile a quello di un giglio, che si è modificato in un fiore a simmetrica bilaterale con il tepalo interno inferiore modificato in labello.
I fiori delle orchidee attirano gli impollinatori in tanti modi.
Anche nel nostro territorio ci sono orchidee con uno sperone, non così lungo come quello dell’orchidea cometa, ma comunque specifico per determinati tipi di insetti, come nel caso delle orchidee appartenenti ai generi Orchis e Anacamptis.
Lo sperone è un prolungamento cavo alla base del fiore, in cui, solitamente si trova il nettare.

Orchis pauciflora con lunghi speroni rivolti verso l’alto.
La Barlia (Barlia robertiana), invece, non producendo nettare, si serve della melata accumulata sullo sperone del fiore, prodotta dagli afidi che vivono su di essa. I suoi impollinatori sono soprattutto imenotteri come i bombi e le api legnaiole che, protetti da soffici setole, riescono a essere attivi già a partire da febbraio, mese in cui la pianta inizia a fiorire.
Anche le piccole orchidee del genere Serapias sono prive di nettare e attirano gli insetti impollinatori grazie alla forma del loro fiore, più o meno rossastro, caratterizzato da un labello grande e da tre tepali uniti a formare un casco; praticamente un invitante tappeto rosso profumato (il labello) introduce piccoli insetti in un accogliente e sicuro riparo (il casco formato dai tre tepali interni) dove vengono inevitabilmente cosparsi di polline.

Serapias neglecta.
Le orchidee che hanno sviluppato lo stratagemma più astuto e subdolo per farsi impollinare sono indubbiamente quelle appartenenti al genere Ophrys, in cui il labello è fortemente modificato e simula nella forma e nei colori, ma anche nella stimolazione tattile e nell’emissione di sostanze odorose, una femmina di specie di insetti ben precisi. In questo modo ogni Ophrys ha generalmente un suo impollinatore specifico, ad esempio, il fior di ragno (Ophrys sphegodes) ha un labello scuro e peloso che imitare un’ape femmina del genere Andrena.

Ophrys exaltata e Ophrys sphegodes.
Parleremo di orchidee anche nella prossima puntata.
Continuate a seguirci!



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