IL LUPO IN TOSCANA

Ciao Paola! Ti va di presentarti e dirci che fai?

Ciao sono una biologa, dopo una tesi nel 2008 in ornitologia ho seguito un master in conservazione della biodiversità animale e questa è stata l’occasione per iniziare ad occuparmi di mammiferi. Sono anche guida ambientale e insegnante, e nel 2019 ho fondato insieme ad altri biologi, guide ambientali e appassionati l’associazione “ Selvatica – natura e cultura”, che si occupa di divulgazione ed educazione ambientale.


Paola Fazzi


Da quanti anni svolgi questo lavoro?

Alla fine del master ho iniziato a lavorare come libero professionista in diversi ambiti, che spaziano dagli studi di impatto ambientale alla gestione faunistica. Ho seguito vari progetti relativi ad ungulati, gatto selvatico, procione, ma soprattutto lupo, su cui lavoro dal 2011 occupandomi sia di monitoraggio che di riduzione del conflitto con le attività umane, nel Parco Regionale delle Alpi Apuane e in diverse altre aree in Italia.

Ok, siamo qui per parlare del Lupo, e soprattutto del Lupo nelle zone che frequentiamo più spesso con le nostre escursioni in Toscana. Potresti iniziamo con un po’ di dati…

Quanti lupi/branchi ci sono in Apuane e diciamo nel territorio Dei monti pisani /livornese/lucchese? Quanti in toscana in totale?

Non è facile dire quanti lupi ci sono. In Toscana il monitoraggio effettuato dalla Regione tra il 2014 e il 2017 ha rilevato circa 110 branchi. Più che dire dove sono i lupi, dovremmo dire dove non sono.. ormai hanno rioccupato tutto il loro territorio originario e possiamo trovarli in posti quasi impensabili fino a pochi anni fa, come sulle spiagge o intorno alle città.


In Apuane i lupi sono riapparsi intorno al 2008 dopo più di 100 anni di assenza, inizialmente con individui in dispersione. Nel 2014 dopo anni in cui almeno 2 lupi venivano ripresi più o meno frequentemente, abbiamo rilevato la prima riproduzione di un branco. Da quel momento, avendo a disposizione un territorio libero e ricco di prede, il numero di branchi è cresciuto di anno in anno, fino ad arrivare adesso a 4 branchi certi, forse 5. Sulle Apuane abbiamo dati certi perché proseguiamo il monitoraggio ogni anno, mentre in zona livornese e pisana la situazione è meno chiara, anche se certamente sulle colline livornesi è presente almeno un branco e nella provincia di Pisa diversi.


Per i dati che abbiamo adesso possiamo dire che in Italia sono presenti circa 2000 lupi, ma in tutta Italia partirà a breve il primo monitoraggio nazionale, e sarà così possibile avere una stima affidabile del numero di animali presenti e della loro distribuzione.


Per definire le consistenze però parliamo soprattutto di branchi, e non di numero di individui, perché è il branco l’unità stabile della popolazione di lupo. Quando in una zona si instaura un branco, un nucleo familiare, questo vi rimane stabilmente nel corso degli anni difendendo il territorio in cui si trova dall’ingresso di individui estranei. Il numero di animali in un branco varia significativamente nel corso dell’anno, durante la primavera avviene la nascita dei cuccioli, quindi avremo una numerosità maggiore, ma all'arrivo dell’inverno i cuccioli saranno certamente diminuiti a causa della mortalità infantile che è molto elevata.


I giovani rimangono nel branco di origine per circa un anno e mezzo e poi si allontanano per cercare il proprio spazio ed un compagno/a, per cui abbiamo queste oscillazioni nel numero di individui presenti, che può variare da un minimo di 2 a oltre 10 a seconda della stagione.




Foto di un lupo in riserva faunistica


E la popolazione più grande? Dove si trova?

Si parla di popolazione alpina e popolazione appenninica della sottospecie Canis lupus italicus, il nostro lupo appenninico, differenziato dalle altre sottospecie presenti nel mondo (ad esempio in europa oltre la nostra abbiamo le sottospecie eurasiatica Canis lupus lupus, e la iberica Canis lupus signatus).

La Toscana è probabilmente la Regione italiana con il maggior numero di lupi, perché è praticamente tutta “occupata” da lupi.

E’ vero che possono spostarsi molto? Che ampiezza ha un areale di un branco?

Un branco occupa e difende un’area di circa 100kmq in ambiente appenninico, e fino a 200kmq nelle Alpi. Gli individui giovani quando raggiungono la maturità sessuale iniziano la dispersione e possono spostarsi anche di migliaia di km in pochi mesi per trovare un posto dove mettere su famiglia.

E’ vero che sono “tornati”? se si da dove? Se no, dove erano?

Non sono mai spariti del tutto dall’Italia, ma intorno agli anni 70 hanno raggiunto il minimo storico, con circa un centinaio di animali confinati nell’appennino centrale e meridionale. Le prede erano poche ed in certe zone i lupi sono sopravvissuti alimentandosi di rifiuti nelle discariche.

I lupi sono diminuiti così tanto perché erano considerati una specie nociva e venivano attivamente cacciati dai “lupari”, per liberare i paesi da questa presenza.

Negli anni 70 però è stata redatta una normativa di protezione della specie, insieme all’istituzione delle aree protette. Al tempo stesso le persone hanno iniziato ad abbandonare la montagna e la campagna per spostarsi nelle grandi città, e contestualmente sono state fatte operazioni di reintroduzione di ungulati (cinghiali, cervi, caprioli, mufloni, daini). In questo modo il lupo ha trovato nuovo spazio in cui vivere e cibo, e rapidamente ha occupato di nuovo tutta la catena appenninica e alpina.

Ok, e dei lupi di mare che ci dici? Sappiamo che hai lavorato al monitoraggio del branco della Feniglia, sono ancora li? Ci dai un aggiornamento?

Nel 2017, durante le attività di monitoraggio del progetto life Medwolf, a cui ho lavorato, abbiamo trovato un branco proprio della Riserva Naturale Duna Feniglia, costituito da 2 adulti e 7 cuccioli. E’ diventato un branco famoso perché i giovani erano piuttosto “curiosi” e abituati alla presenza umana, quindi era molto facile avvistarli.

Ci sono state diverse foto sulla spiaggia, nei parcheggi ed in mezzo ai paesi, che hanno creato un po’ di scalpore e panico tra le persone che frequentavano l’area. In estate in Feniglia ci sono migliaia di turisti che decisamente non si aspettavano di dividere la spiaggia con dei lupi.. Non c’è mai stato però nessun comportamento aggressivo o pericoloso verso l’uomo.

Nell’anno successivo con l’Istituto di Ecologia Applicata, in un progetto voluto dai Carabinieri Forestali, abbiamo continuato a seguire quel branco, che però non si è più riprodotto lì. I lupi comunque continuano a utilizzare la Feniglia ancora adesso, anche se meno frequentemente.

Tutto questo è un bene? È un buon segnale, a livello naturalistico?

La presenza di grandi carnivori in un’area è un segnale positivo, significa che l’ambiente è equilibrato e che ci sono prede sufficienti. Sicuramente dobbiamo però considerare ormai anche le implicazioni sociali dovute alla presenza di lupi, perché è ovvio che in determinati casi possano nascere situazioni di conflitto.

Che cosa mangia di solito?

Principalmente ungulati, ma può nutrirsi di qualsiasi cosa. E’ una specie adattabile e opportunista, quindi mangia quel che trova, la sua dieta è costituita anche da vegetali, frutta, bacche, ma mangia anche uccelli, pesci all’occorrenza..

Cinghiale (Ungulato)

E sul conflitto con l’uomo? Cioè esiste un conflitto?

Dobbiamo distinguere tra impatto e conflitto. I carnivori possono avere un impatto sulle attività dell’uomo, sia dal punto di vista economico che “emotivo” (pensiamo alle predazioni sulla zootecnia o su animali da compagnia), e questi impatti se non vengono gestiti possono generare un conflitto, spesso tra persone che hanno visioni differenti della problematica. Alla fine il conflitto è tra le persone..

Una convivenza è possibile?

Certo, ma è una sfida su cui bisogna lavorare, ed in diversi ambiti. Una convivenza può essere possibile se riusciamo a minimizzare quello che può sfociare un conflitto, facendo capire alle persone l’importanza ecologica dei carnivori o i vantaggi anche economici (magari dal punto di vista turistico) che ci potrebbero essere se si sfruttasse questa risorsa in modo adeguato, e al tempo stesso insegnando quali sono i comportamenti da tenere in aree con presenza di lupi per non rischiare problemi.


Per questo è fondamentale la mediazione, il coinvolgimento dei portatori di interesse, la comunicazione, gli incontri divulgativi e l’educazione ambientale, attività che portiamo avanti anche con “Selvatica” sulle colline livornesi, con il Parco Regionale delle Alpi Apuane in Apuane, con l’ Istituto di Ecologia Applicata in Maremma e Lazio, per parlare di lupo anche in contesti in cui il lupo è tornato da poco e di cui le persone non sono ancora del tutto consapevoli.


Se si parla di zootecnia però è meglio utilizzare il termine “coabitazione”: è ovvio che per gli allevatori la presenza di lupi nell’area di pascolo sia un problema ed un rischio, ed è innegabilmente una coabitazione forzata. Ci sono però molte strategie antipredatorie che possono essere applicate, differenti per ogni azienda e per ogni contesto ambientale, e che possono ridurre al minimo le perdite. C’è ad esempio un’associazione, Difesattiva, che riunisce allevatori che utilizzano cani da protezione del bestiame e/o ricoveri notturni – recinzioni mobili, e che si sforzano per lavorare in equilibrio con la biodiversità.

OK, la domanda da 1 milione di euro, il lupo è pericoloso per l’uomo? Ci sono mai stati incidenti?

Qui ci vuole una bella premessa, fino alla scorsa settimana ti avrei risposto “non ci sono in italia attacchi all’uomo da oltre 200 anni”. Adesso tutti avranno letto del famoso lupo di Otranto, che girava sulla spiaggia, tra le persone, e che ha attaccato una persona che correva.


Cos’è successo? E’ diventato pericoloso muoversi in un ambiente in cui ci sono lupi? No.


Quello è stato un caso particolare e unico, quel lupo, giovane, era evidentemente abituato alle persone, confidente, e aveva un chiaro segno di collare, dimostrazione che qualcuno lo aveva allevato (chissà per quali fini) e tenuto legato. Questa abitudine all’uomo ha fatto si da un lato che questo lupo non avesse paura, e al tempo stesso le persone che lo vedevano continuavano a portargli cibo.


Si è innescata una bomba praticamente, che poi è scoppiata.

Per questo continuiamo a ripetere da sempre che il lupo è un animale selvatico, e che lo dobbiamo mantenere tale. Quindi non dobbiamo mai cercare di avvicinarlo, dargli cibo, lasciare resti di merende nel bosco.. i lupi non devono associare il cibo, che per loro è una ricompensa, alle persone. Tutte le situazioni problematiche che si sono verificate nel mondo erano dovute ad animali abituati a ricevere cibo dall’uomo.


Incredibile scatto di Paola

Personalmente sono 15 anni che giro per boschi anche da solo, e non l’ho mai incontrato, ma se lo incontrassi durante un trekking in toscana? Come mi devo comportare?

Puoi osservarlo in silenzio. Nella maggior parte dei casi il lupo ti osserverà a distanza e se ne andrà. A volte può capitare che rimanga fermo per un po’, perché sono animali curiosi.

Tutto sta nell’emozione che provi durante l’incontro: non hai paura? Guardalo e goditi il momento. Ti senti a disagio? Alza la voce, muovi qualche sasso in terra. Questo farà allontanare l’animale, che ci teme per istinto da secoli.

Potrebbe succedere, molto raramente, di incontrare lupi a distanza ravvicinata. In quel caso è consigliabile però cercare di far allontanare l’animale, magari alzando la voce, proprio per far capire a quel lupo che potremmo essere pericolosi per lui, ridurre la sua eventuale abituazione, e scongiurare episodi spiacevoli.

Ci parli degli ibridi? Esistono? E’ tutto vero?

Lupo e cane sono la stessa specie e possono accoppiarsi. Nel caso nascono individui che hanno caratteristiche in parte canine e in parte lupine. E’ un problema enorme per la conservazione del lupo, perché in questo modo si vanno a perdere le caratteristiche genetiche che lo hanno fatto arrivare così come è fino ai giorni nostri.

Ma dal punti di vista comportamentale, per gli studi che sono stati fatti fin’ora, non c’è nessuna differenza tra lupi puri e lupi ibridi. Gli ibridi nascono da lupi e crescono nel branco, che gli insegna le regole ecologiche e sociali della specie. E loro si comportano come tali, non sono più confidenti, o più aggressivi e non fanno più predazioni su domestici.

Ci dici come si monitora il lupo?

Ci sono tante tecniche: si usa il fototrappolaggio, si raccolgono campioni per le analisi genetiche (generalmente escrementi), si fa wolf-howling in estate con emissione di ululati registrati per verificare la presenza di cuccioli in un branco e snow-tracking in inverno, seguendo le loro piste su neve per registrare i loro spostamenti. In alcuni casi vengono fatte delle catture per dotare i lupi di radiocollari, che trasmettono la posizione dell’animale e permettono di seguire la sua posizione anche ogni minuto.



Lupo ripreso da una Foto-trappola!

C’è modo di partecipare in qualche modo come volontario?

In molti progetti viene prevista la presenza di volontari, che affiancano i tecnici e collaborano alle attività. Consiglio di contattare direttamente i progetti in corso e chiedere perché le modalità possono essere diverse

Ok, hai voglia di raccontarci un aneddoto sulla tua vita da “osservatrice dei lupi”? il ricordo più vivido che hai legato ai lupi.

Ci sono vari episodi, forse il più emozionante è stato il primo ululato dei cuccioli ascoltato in Apuane nel 2014, mentre il più assurdo il tentativo di reinserimento nel branco di un cucciolo di lupo di pochi giorni recuperato dai colleghi del Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano.. non capita certo spesso di avere davanti un cucciolo così piccolo. Un altro momento particolare è stato l’incontro con un lupo di notte, con la luna piena, proprio sotto la Pania, la mia montagna preferita alla fine di un censimento di mufloni: fotografavo le stelle e l’ho illuminato con la frontale, credo di averlo terrorizzato perché dopo un attimo è schizzato via.

E sei anche una guida escursionistica vero?

Si, anche se l’attività di guida l’ho messa un po’ da parte ultimamente per dedicarmi a pieno al lavoro di biologa

Pensi che l’essere guida escursionistica abbia influito positivamente sul tuo lavoro di biologa?

Certo, mi ha permesso di capire meglio l’approccio di molte altre persone alla natura e alla fauna, i dubbi e le curiosità che hanno, rendendomi quindi più immediate le attività di comunicazione

OK ultima domanda, dove pensi che andremo con il nostro rapporto con il Lupo? Equilibrio o conflitto?

Difficile dirlo, anche in assenza per ora di un Piano di gestione della specie che definisca degli standard e dei “paletti” da non oltrepassare in ogni senso. Per conservare una specie dobbiamo per forza accettare di gestire in qualche modo la popolazione o determinate situazioni di conflitto.

Ma dobbiamo essere ottimisti!

Ok Paola grazie mille! Per conoscere Paola : www.paolafazzi.com

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