I caldi colori della stagione fresca
“Escursioni di una naturalista in Toscana”
di Silvia Sorbi
In questa rubrica, inaugurata il 12 febbraio scorso in occasione del Darwin Day, cercheremo di approcciarci alle nostre escursioni e ai nostri trekking toscani, con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che Darwin manifestò in ogni sua esplorazione, ereditando il suo sguardo da naturalista.
“I boschi della zona superiore sono molto graziosi e le felci arboree sostituiscono le palme da cocco della costa. Non si deve per; supporre che questi boschi eguaglino in splendore le foreste del Brasile. Non ci si può aspettare di trovare in un’isola il gran numero di prodotti che caratterizzano un continente.”
Così il giovane Darwin descrisse i boschi di Tahiti, isola sperduta nell’Oceano Pacifico, dove approdò durante il suo viaggio intorno al mondo a bordo del brigantino Beagle.
In questo autunno anche noi ci dedicheremo a osservare i boschi durante le nostre escursioni e in particolare alcuni alberi che cambiano colore… ma non chiamiamolo foliage, chiamiamola senescenza fogliare!
Il normale ciclo vitale di ogni foglia prevede una fase di senescenza che termina con l’abscissione (caduta).
La senescenza inizia con la distruzione dei cloroplasti (gli organelli deputati a svolgere la fotosintesi) e lo smaltimento della clorofilla in essi contenuta; la perdita della clorofilla comporta la scomparsa della colorazione verde e la comparsa di colorazioni gialle, arancioni, rosse o brune dovute a pigmenti accessori che svolgono un ruolo nel proteggere la foglia dai danni causati dalla luce.
I principali pigmenti accessori sono i carotenoidi a cui dobbiamo le colorazioni autunnali giallo-brune dei principali alberi caducifogli dei boschi toscani: le querce (genere Quercus), il faggio (Fagus sylvatica L.), il castagno (Castanea sativa Mill.), l’orniello (Fraxinus ornus L.), l’acero campestre (Acer campestre (L.)) …

Acero in veste autunnale

Faggeta a fine autunno
Altri pigmenti accessori sono le antocianine responsabili delle colorazioni rosse e viola di fiori e frutti, ma presenti anche nelle foglie di varie specie di piante, tra cui il pero selvatico (Pyrus communis L.) e alcune specie di aceri (genere Acer), i quali, assumono perciò colorazioni autunnali rossastre.

Acero in veste autunnale
La foglia, così privata della sua funzione principale, è inevitabilmente destinata a cadere: al livello del picciolo si differenziano specifiche cellule che formano uno strato di abscissione da cui la foglia si stacca. Durante tutto questo processo la pianta riesce a recuperare parte delle sostanze e a riutilizzarle in altre parti.
L’abscissione si compie nel corso dell’autunno, in modo più o meno graduale, ma ci sono alcune eccezioni, ad esempio le giovani piante e i polloni della roverella (Quercus pubescens Willd.) trattengono le foglie secche per tutto l’inverno. La roverella è una comune quercia caducifoglie presente in vari tipi di boschi misti, generalmente tra i 200 e gli 800 m s.l.m.

Roverella in autunno
Questa estate molto calda e molto lunga ha portato varie piante a interrompere l’attività delle foglie in anticipo; in molti casi le foglie sono state proprio ustionate dal sole. Questo autunno, quindi, sarà molto probabile visitare boschi in cui convivono piante che sono riuscite a superare bene l’estate e seguono il normale ciclo vitale delle foglie, piante che hanno anticipato l’abscissione fogliare e appaiono quindi già “secche” e, purtroppo, anche alcune piante che non hanno resistito alla stagione estiva e sono morte.
Durante le nostre escursioni autunnali avremmo occasione anche di incontrare alcune gimnosperme caducifoglie. Le gimnosperme sono il gruppo di piante a cui appartengono pini, abeti, cipressi e ginepri, tutte specie sempreverdi; ma, all’interno di tale gruppo, vi sono anche alcune eccezioni.
1) Nel Parco di San Rossore potremmo ammirare il cipresso delle paludi (Taxodium distichum (L.) Rich., 1810), detto cipresso calvo, in quanto è caducifoglie e in autunno assume un colorazione rossastra. È originario delle paludi degli Stati Uniti sudorientali e presenta un particolare adattamento per vivere in questi ambienti acquatici: gli pneumatofori, tubercoli radicali affioranti dal suolo che garantiscono l'apporto di ossigeno alle parti sommerse.

Cipresso delle paludi
Nel Parco è stato introdotto tra il XIX e il XX secolo dalla famiglia Salviati, all’epoca proprietaria della zona, e si è ben adattato alle varie zone umide che caratterizzano il Parco.
2) In montagna possiamo trovare il larice (Larix decidua Mill.) che in autunno assume una colorazione quasi dorata. È una specie di alta montagna (orofita) che cresce lungo tutto l’arco alpino, spesso associata con l’abete rosso (Picea abies (L.) Karst). In Toscana è stata introdotta durante i rimboschimenti e si può ammirare, ad esempio, intorno al Rifugio Del Freo sulle Alpi Apuane.
3) Infine, è doveroso citare anche l’iconico ginkgo (Ginkgo biloba L.) le cui inconfondibili foglie a ventaglio assumono una splendida colorazione dorata in autunno. Originario della Cina, fu introdotto in Europa nel XVIII secolo e attualmente è comune in parchi e giardini, scelto sia per la sua bellezza, sia per la sua resistenza all’inquinamento.

Ginkgo in veste autunnale
Nella prossima puntata, invece, vi parleremo dei sempreverdi.
Continuate a seguirci.



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