Le piante parassite: chi sono veramente?
- Silvia Sorbi
- 12 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Nella scorsa puntata (8 maggio) vi abbiamo presentato due orchidee “strambe” che hanno un legame trofico stabile con alcuni funghi, ma non sono considerate dei veri parassiti. Oggi, invece, parleremo dei VERI PARASSITI una categoria trattata anche da Darwin nella sua fondamentale opera “L’origine delle specie”.
Intanto iniziamo con la definizione: il parassitismo è un rapporto stabile tra esseri viventi appartenenti a specie diverse in cui una specie si avvantaggia (parassita) a spese dell’altra (ospite).
La forma di parassitismo più diffusa è quella di tipo trofico, in cui il parassita assume parte o tutto il nutrimento di cui ha bisogno dall’ospite; nelle piante parassite questo comporta spesso la perdita della capacità di svolgere la fotosintesi da parte del parassita, per questo molte piante parassite non sono verdi.
Un esempio classico sono le piante appartenenti al genere CUSCUTA, molto diffuse in tutta la fascia temperata e tropicale. Sono prive di clorofilla e hanno le foglie molto ridotte; sono rampicanti dotati di sottili fusti di colore generalmente giallo, arancione o rosso; si avvolgono alla pianta ospite, perdendo il contatto con il terreno, e penetrano nel fusto dell’ospite attraverso rami modificati detti austori per assumere le sostanze di cui hanno bisogno. A prima vista possono sembrare grovigli di piante secche.
Altre piante parassite prive di clorofilla, invece, sono piuttosto colorate e sembra che spuntino dal terreno come i funghi.
Sicuramente vi capiterà di notarne alcune durante le nostre escursioni in Toscana (https://www.azimut-treks.it/calendario-escursioni).
Tra queste, le più comuni sono le OROBANCHE (genere Orobanche) che, a un occhio disattento, potrebbero essere scambiate anche per orchidee un po’ secche, in quanto hanno un portamento e un’infiorescenza simile.
Il termine deriva dal greco òrobos = legumi e anchéin = strozzare, in riferimento al fatto che queste piante si legano a molte specie di legumi (famiglia Fabaceae) a livello delle radici per assorbire le loro sostanze nutritive. Oltre ai legumi, parassitano molte altre piante, tra cui l’edera.
Anche il loro nome comune fa riferimento al loro stile di vita, sono dette, infatti, SUCCIAMELE in quanto “succhiano” la linfa (mele è una contrazione del termine miele) da altre piante.
Sono parassiti fin dalla nascita! Infatti, i semi, per germogliare, hanno bisogno della presenza delle radici della pianta ospite.

Succiamele dell’edera (Orobanche hederae Vaucher ex Duby).
Il genere Orobanche dà il nome a un’intera famiglia di piante, le OROBANCHACEAE, a cui appartengono molte piante parassite o emiparassite. Un vizio di famiglia!
Tra queste, una delle nostre preferite è la LATREA CLANDESTINA (Lathraea clandestina L.), anch’essa priva di clorofilla e quindi di parti verdi.
La latrea vive nei sottoboschi ombrosi e umidi e parassita prevalentemente specie arboree quali il salice e il pioppo, ma anche il nocciolo, l’olmo, l’acero e le querce.

Latrea clandestina (Lathraea clandestina L.).
Un’altra piccola famiglia con il vizio del parassitismo sono le CYTINACEAE che includono soltanto due generi privi di clorofilla, e quindi di parti verdi: Bdallophytum, diffuso dal Messico alla Colombia, e Cytinus, diffuso in Sudafrica, Swatini, Madagascar e anche lungo le coste mediterranee.
Le piante appartenenti al genere Cytinus sono dette IPOCISTI perché si ritrovano sotto i cisti e altre specie appartenenti alla famiglia Cistaceae, loro piante ospiti.
Negli ambienti di macchia e di gariga della Toscana è possibile osservare in primavera sia l’IPOCISTO GIALLO (Cytinus hypocistis (L.) L. subsp. hypocistis), sia l’IPOCISTO ROSSO (Cytinus ruber (Fourr.) Fritsch). Il primo ha foglie epigee rossastre e fiori gialli, mentre il secondo ha foglie epigee rosse e fiori biancastri. Entrambe le specie hanno anche foglie ipogee (interrate) di colore bianco.

Ipocisto comune o Ipocisto giallo (Cytinus hypocistis (L.) L. subsp. hypocistis).

Ipocisto rosso (Cytinus ruber (Fourr.) Fritsch).
È interessante notare che le specie appartenenti alla famiglia Cytinaceae un tempo erano incluse nella famiglia Rafflesiaceae. In questa famiglia il parassitismo è ancora più estremo, i loro organi vegetativi si sono praticamente ridotti a una rete di filamenti che vive quasi interamente all'interno dei tessuti della pianta ospite, non possiedono organi verdi e le foglie, quando presenti, sono ridotte a squamette. È invece molto ben sviluppata la loro parte riproduttiva: il fiore! Tanto che questa famiglia include la pianta con il fiore più grande del mondo: la Rafflesia arnoldii R. Br., 1821.
Questa specie vive nelle foreste interne del Borneo e di Sumatra e ha un gigantesco fiore che può arrivare al metro di diametro e al peso di ben 11 chilogrammi. Il fiore è di colore rossastro e violaceo, ha una consistenza carnosa ed emana un odore di carne in decomposizione presumibilmente per attirare le mosche, suoi agenti impollinatori. Per questo è stata soprannominata “fiore cadavere”!
Chissà se troveremo piante parassite anche nelle nostre escursioni nell’isola di Pianosa
Nella prossima puntata vi parleremo di questa piccola perla dell’Arcipelago Toscano.
Continuate a seguirci!



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