La Foca monaca nel Mediterraneo
- Silvia Sorbi
- 15 ago
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 17 ago
“Escursioni di una naturalista in Toscana”
di Silvia Sorbi
In questa rubrica, inaugurata il 12 febbraio scorso in occasione del Darwin Day, cercheremo di approcciarci alle nostre escursioni e ai nostri trekking toscani con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che Darwin manifestò in ogni sua esplorazione, ereditando il suo sguardo da naturalista.
“Il numero di foche che vedemmo durante il percorso fu decisamente eccezionale; ogni pezzo di roccia piana e parte della spiaggia ne erano coperti. Sembravano avere amabili disposizioni e se ne stavano ammucchiate tutte insieme, quasi addormentate, come maiali, ma persino i maiali si sarebbero vergognati del loro sudiciume e del fetore che emanavano…
…Al ritorno ci divertimmo ancora nel vedere il modo impetuoso col quale i branchi di foche vecchie e giovani, si precipitavano in acqua al passaggio della barca. Non rimanevano a lungo sott’acqua, ma risalite a galla ci seguivano coi colli protesi, esprimendo la più grande meraviglia e curiosità”.
Così il giovane Darwin descrisse questi pinnipedi trovati lungo una costa all’estremità meridionale dell’America del Sud, durante un’esplorazione condotta in barca mentre il brigantino Beagle era ancorato in un porto sicuro.
Una tale descrizione sarebbe oggi impossibile nel nostro Mar Mediterraneo, abitato da un’unica specie di pinnipede, la FOCA MONACA (Monachus monachus (Hermann, 1779) elusiva e piuttosto rara.

Foca monaca (foto da Wikipedia di Marinko Babić - Opera propria, CC BY-SA 4.0)
Un tempo era diffusa in tutto il Mar Mediterraneo, nel Mar Nero e nell’Oceano Atlantico nordorientale (costa africana, penisola iberica e arcipelaghi delle Isole Canarie, Madeira e Azzorre) (in verde nella prima mappa); poi, cacciata per la carne, la pelliccia e il grasso, in competizione per la risorsa ittica con i pescatori e disturbata dalla crescente frequentazione umana delle coste, si è ridotta a solo tre principali sottopopolazioni: una nel Mediterraneo orientale e due nell'Oceano Atlantico nordorientale (in rosso nella seconda mappa).

Areali di distribuzione passati e presenti della foca monaca tratti da
La specie è inserita dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) nella lista rossa delle specie a rischio e classificata come VULNERABILE con un numero totale di individui stimato intorno a 800 - 1000, di cui 444 - 600 adulti in età riproduttiva
È anche inserita tra le specie protette secondo la Direttiva Habitat (92/43/CEE).
Le sue “cuginette” non se la passano meglio: la foca monaca caraibica (Neomonachus tropicalis (Gray, 1850)), un tempo diffusa nel Mar dei Caraibi e nel Golfo del Messico è stata dichiarata ufficialmente estinta nel giugno 2008; mentre la foca monaca hawaiana (Neomonachus schauinslandi (Matschie, 1905)), endemica delle Isole Hawaii, è anch’essa nella lista rossa di IUCN e dichiarata vulnerabile con una popolazione costituita da soltanto 922 individui adulti.
Le foche monache sono gli unici pinnipedi che vivono nelle acque temperate e tropicali, tutte le altre specie, invece, sono adattate ai climi più freddi, dove se la passano decisamente meglio!
PRESENZE IN TOSCANA
Lungo le coste italiane (in arancione nella seconda mappa) si hanno soltanto sporadici avvistamenti, molto probabilmente tutti di individui solitari ed erranti, e conferme di presenza ottenute con i monitoraggi acustici e con l’analisi del DNA ambientale.
In particolare, nell’Arcipelago Toscano, dal 2009 la FOCA MONACA è stata avvistata all’Isola del Giglio il 7 giugno 2009, all’Isola di Pianosa del 2 ottobre 2020 e all’Isola di Capraia il 9 giugno 2020 e il 4 e 5 settembre 2022
A Pianosa, dove noi vi proponiamo escursioni fino alla fine di settembre: https://www.azimut-treks.it/visitare-pianosa, la foca è stata osservata più volte sia lungo la costa sia nella Grotta della Foca, un toponimo che testimonia la frequentazione di questa specie anche nel passato.
Sulla pagina Facebook del Parco potete ammirare il video relativo all’ultimo avvistamento avvenuto nell’ottobre 2020: https://www.facebook.com/watch/?v=337038440908256
Il toponimo Grotta della Foca si ritrova anche nell’Isola di Capraia e così, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno avviato un monitoraggio con telecamere anche in questo luogo e hanno documentato la presenza di un individuo nel settembre 2022. Nel sito del Parco potete ammirare il video relativo a tale avvistamento: https://www.islepark.it/la-natura-del-parco/ambiente-marino/foca-monaca/
Infine, nel gennaio 2026, il Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali (CIBRA) dell’Università di Pavia ha registrato i versi della foca monaca anche in prossimità dell’Isola di Montecristo.
UNA SPECIE MOLTO ELUSIVA
La FOCA MONACA è un pinnipede, un mammifero adattato all’ambiente acquatico. È carnivora e si nutre di pesci, molluschi cefalopodi e crostacei in mare, tuffandosi e nuotando con grande abilità; ma necessità di sostare sulla terra ferma per riposarsi, cambiare il pelo, partorire e allattare il cucciolo. Nel corso degli anni, sia per fuggire dai cacciatori sia per l’aumento della frequentazione delle coste da parte dell’uomo, si è spostata progressivamente dalle spiagge alle grotte marine aperte che presentano una zona interna emersa protetta dal moto ondoso.
Se avete la fortuna di avvistarla, magari proprio durante una delle escursioni che proponiamo nell’Arcipelago Toscano, compilate il formulario di Pelagos:
Pelagos è il nome di un santuario marino nel Mar Mediterraneo, compreso tra Sardegna settentrionale e coste francesi e italiane (vedi mappa), dedicato alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat; è stato istituito da un Accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002.

Estensione del Santuario Pelagos tratta da https://pelagos-sanctuary.org/it/accordo-pelagos/
Nella prossima puntata resteremo in mare per parlarvi degli altri abitanti del Santuario Pelagos.
Continuate a seguirci.




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