Pianosa: una Perla della Natura
- Silvia Sorbi
- 29 giu
- Tempo di lettura: 3 min
“Escursioni di una naturalista in Toscana” di Silvia Sorbi
In questa rubrica, inaugurata il 12 febbraio scorso in occasione del Darwin Day, cercheremo di approcciarci alle nostre escursioni e ai nostri trekking toscani, con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo che Darwin manifestò in ogni sua esplorazione, ereditando il suo sguardo da naturalista
Vi abbiamo già presentato una perla dell’Arcipelago Toscano, oggi ve ne presenteremo un’altra: Pianosa.
Pianosa, di nome e di fatto, ha un’altitudine massima di appena 29 m s.l.m. nella località Belvedere, una forma triangolare ampia circa 10 km2, e circa 20 km di splendide coste alte e frastagliate con alcuni deliziosi tratti bassi e sabbiosi.
L’ideale per una gita giornaliera estiva e noi continueremo a proporvele fino alla fine di settembre: https://www.azimut-treks.it/visitare-pianosa

Darwin avrebbe osservato prima di tutto la sua geologia: l’isola è formata da rocce abbastanza recenti (a partire da 20 milioni di anni fa) che rappresentano una parte emersa di una lunga dorsale sottomarina che collega, in direzione nord-sud, l’isolotto detto Formica di Montecristo o Scoglio d'Africa all'isola di Capraia.
Queste rocce sono di tre tipi (tre Formazioni) dal basso verso l’alto troviamo: Formazione di Marina del Marchese, Formazione di Golfo della Botte e Formazione di Pianosa.
La Formazione di Marina del Marchese è composta, nella parte bassa da rocce di ambiente marino e nella parte alta da rocce di ambiente costiero-lagunare.
La Formazione di Golfo della Botte è composta da rocce di ambienti costieri sia marini sia di acqua salmastra.
La Formazione di Pianosa, invece, è composta da rocce di ambienti costieri in cui è possibile osservare vari fossili, come conchiglie di molluschi o teche di ricci di mare.
Al di sopra vi sono depositi più recenti costieri, in cui è sempre possibile trovare conchiglie di molluschi e altri resti di organismi marini, e continentali quali brecce, sabbie e limi di colore rosso e giallo.
Praticamente un fondale di mare basso che è emerso nel corso degli ultimi milioni di anni, tutto molto più semplice rispetto alla geologia dell’isola di Gorgona che racconta di un antico oceano.
Tutta l’isola è interessata da fenomeni carsici e da erosione costiera e quindi è caratterizzata da falesie, grotte, scogli isolati, gallerie, superfici scanalate e fratturate. Particolarmente interessanti sono le forme presenti a Marzocco, Cala del Bruciato e a Punta Libeccio.

L’isola è stata colonizzata fin dall’epoca degli antichi romani e progressivamente disboscata per fare spazio alle attività agricole e ai pascoli. Dal 1999, anno in cui fu chiusa la Colonia Penale Agricola attiva dal 1857, la vegetazione sta lentamente riconquistando il suo spazio con specie pioniere quali i cisti.

Vi troverete vari ambienti di macchia e di gariga tipici dell’area mediterranea, prati incolti e, lungo le coste sabbiose dell’isola, un ambiente che ricorda la prateria steppica di ambienti caldi e aridi di tipo africano. In quest’ultimo ambiente prosperano due piantine perfettamente adattate alle elevate temperature e alla siccità: l’erba-franca annua (Frankenia pulverulenta L. subsp. pulverulenta), appartenente alla strana famiglia delle Frankeniaceae, e l’evax comune (Filago pygmaea L.), una minuscola asteracea (stessa famiglia a cui appartengono le margherite) che ricorda nell’aspetto le famose piantine grasse (famiglia Crassulaceae) del genere Sempervivum.

Mappa degli ambienti dell’isola di Pianosa tratta da Gianfranco Barsotti "Flora, vegetazione ed ambiente delle isole dell'Arcipelago toscano" Pacini Editore.
In questa piccola isola sono presenti anche altre particolarità botaniche.
· Il ranuncolo rosolato (Ranunculus bullatus L.), un piccolo ranuncolo giallo a fioritura invernale diffuso nel bacino mediterraneo, presente in Italia in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia (comprese Lampedusa e Pantelleria), Sardegna e Toscana (pare solo nell’isola di Pianosa!).
· La periploca (Periploca graeca L.) una liana di origine tropicale diffusa nel Mediterraneo orientale e ben rappresentata lungo la costa toscana, ma non presente nell’Arcipelago Toscano, eccetto che per un ritrovamento a Pianosa. Chissà chi ce l’avrà portata!
E alcuni endemismi:
· la linajola di Capraia (Linaria capraia Moris & De Not.), endemica dell’Arcipelago Toscano, ma non più segnalata nell’isola di Gorgona;
· l’elicriso delle scogliere (Helichrysum litoreum Guss.), endemismo italiano diffuso solo lungo le coste di Toscana, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia;
· l’ofride del calabrone (Ophrys crabronifera Mauri), endemismo italiano diffuso dall’Emilia Romagna fino alla Calabria (Sardegna e Sicilia escluse);
· e il limonio di Pianosa (Limonium planesiae Pignatti), esclusivo di Pianosa e imparentato con il limonio di Gorgona (Limonium gorgonae Pignatti) esclusivo dell’isola di Gorgona.
Alberi quali il pino, l’eucalipto, la casuarina, il gelso, la robinia e l’ailanto, sono stati tutti (purtroppo) introdotti dall’uomo in vari periodi; mentre gli alberi autoctoni dell’isola dovevano essere, molto probabilmente i lecci, oggi limitati alla zona sudorientale tra Cala delle Querce e Cala del Bruciato.
Ma l’elemento più interessante di questa isola, e di tutto l’Arcipelago Toscano, è un animale presente nella lista rossa delle specie minacciate secondo l’International Union for Conservation of Nature (IUCN). Ve ne parleremo nella prossima puntata!
Continuate a seguirci.



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