• Angela

Mi costi più del Serchio ai Lucchesi

“Mi costi più del Serchio ai Lucchesi”

Ecco, questa è un'affermazione che racconta molto di un popolo; in questo caso del piccolo popolo lucchese.


Descritti come tirchioni, avari e parsimoniosi, gli abitanti di Lucca, un tempo terra di nobili signori, notai e mercanti, mantengono tutt’oggi un buon livello di benessere economico. Se ci pensate il denaro si accumula con le entrate ma soprattutto aumenta conservandolo, ovvero non spendendolo. Chiedetelo a un viareggino...eh loro ci hanno fatto pure la canzoncina a carnevale che ironizza proprio su questa diceria.


Anche ai 10 centesimi bisogna far caso, di quelle monetine, se ci pensate, ce ne vogliono dieci per prendersi un buon caffè....e come dicono dalle mie parti ”Da avelli a ‘un avelli en vénti ( centesimi )


Lucca vanta una storia di secoli anzi millenni, una storia di indipendenza. Questo popolo ha sempre lottato per difendere la sua terra, e a volte la sua temerarietà l'ha premiata.


Ma io voglio partire da molto prima.


Camminando nel centro della città e sulle sue mura medioevali, osservando tutti i maestosi monumenti che ancora permangono su questa terra, come l'acquedotto del Nottolini e le Parole d'oro, passeggiando nella estesa campagna lucchese fino a Montecarlo e al Lago della Gherardesca, lungo il Fiume Serchio e i suoi canali di bonifica come il Canal Ozzeri, cominciando inevitabilmente a guardarvi intorno, vedreste montagne, dappertutto....tutto intorno.


Altopiano delle Pizzorne


Vedreste gli isolati Monti Pisani dividere la città dal mare, le dolci vette degli Appennini e le piatte Pizzorne, le aguzze e chiare Alpi Apuane. Viene da se: come si è formata questa vallata?


Protagonista indiscusso delle varie mutazioni ambientali della vallata è proprio lui: il Serchio. La sua vallata si è aperta dopo la formazione della catena appenninica, quindi parliamo di ben 20 milioni di anni fa, durante l'Eocene.


Proprio durante la successiva fase distensiva che da vita a quelli che in geologia vengono chiamati Horst and Graben, si è costituito il Graben del Serchio.



Appennino Tosco Emiliano, sorgiva del fiume Serchio


Mi spiego meglio.


Sappiamo tutti dalla scienza che ci è stata insegnata a scuola, che solitamente una catena montuosa si forma a seguito dello scontro tra due placche tettoniche.

Voi direte: “oh, ma dai i numeri? Hai parlato di fase distensiva!” Si, lo so, ma all'interno di un fenomeno orogenetico possono esserci anche una o più fasi all'interno delle quali si ha una distensione anziché compressione.


E quindi come può una fetta di terra in fase distensiva aumentare la sua lunghezza? Attraverso una serie di faglie, depressioni e innalzamenti. Ed ecco che si formano gli Horst (innalzamenti) e i Graben (depressioni), diciamo una serie di bacini. Una depressione di questo tipo, modellata dagli agenti atmosferici e soprattutto dall'acqua, da vita a una vallata con al suo interno un fiume, come nel caso del fiume Serchio, o come si chiamava un tempo, Auser.


Fiume Serchio attuale sul tratto dell'antenato Auserculus


Inoltre il suo corso e l'ambiente circostante non sono sempre stati quelli che vediamo oggi, l'evoluzione fluviale ha i suoi tempi e quindi i suoi stadi

Pensiamo a 250 mila anni fa. Dovremmo immaginare il territorio lucchese privo di case, chiese e strade; al loro posto vi era una folta foresta selvaggia che copriva la vallata dalla piana alla Garfagnana fino alla Versilia. L'Auser fluiva lentamente, e nel corso degli anni ha cambiato il suo tracciato attraverso i suoi affluenti fino a morire nell'Arno quando vi riusciva. Nel XII secolo si è venuto a formare il Lago di Sesto (o Bientina) a causa di uno sbarramento naturale che impediva al Serchio di buttarsi nell'Arno.


Questa foresta costituita da specie come frassino, abete, pioppo, quercia e altri era abitata da animali come il leopardo, il lupo, il rinoceronte di Merck (un antenato del rinoceronte comune), mammuth, orsi e uri (conosciuto come Bos Primigenius, era un antenato dei nostri buoi e tori) vide l'apparizione dell'uomo intorno a 50 mila anni fa. A quell'ora i nostri antenati vivevano in anfratti e grotte sulle montagne e successivamente nelle capanne delle quali fecero poi villaggi.

Tra i popoli che si sono insediati a Lucca ci sono i Liguri Apuani, gli Etruschi, i Romani e i Longobardi. I primi a iniziare le opere di bonifica del fiume furono i romani che battezzarono la città con il nome di “Luca”.



Un fiume di colori


Perchè le bonifiche?


Adesso arriviamo a come mai si dice “mi costi più del Serchio ai lucchesi”.

La presenza del fiume era senz'altro una grande risorsa; difatti i nostri antenati più antichi, dopo essere stati cacciatori, divennero pescatori. Ma oltre ad essere una risorsa l'acqua può anche essere un incubo. La piana veniva continuamente allagata e la sua morfologia ha fatto si che il tracciato del fiume cambiasse numerose volte.



Partendo dall'Alta Garfagnana l'Auser attraversava la sua vallata fino a giungere alle porte della piana dove si dipartiva in due rami: uno che lambiva la città a nord per dirigersi verso Ripafratta in direzione ovest detto Auserculus, e uno che invece toccava la città a est dividendosi in altri rami tra cui i canali Ozzeri e Ozzeretto, esistenti ancora oggi, attraversando una porzione dell'attuale comune di Capannori per poi finire nel Lago di Bientina. In particolare, all'altezza di Antraccoli, uno dei rami si divideva ulteriormente in due per poi ricongiungersi dopo aver lambito quell'isolotto detto inter aquas (Antraccoli).



Lago della Gherardesca, ciò che resta del Lago di Sesto


Gli Etruschi (V sec aC) con molto ingegno incanalarono le acque del fiume in due rami all'altezza dell'abitato di San Pietro a Vico affinché circondassero la città per fini difensivi.


Ma la prima vera bonifica venne eseguita dai appunto Romani proprio nella zona a est della città dove si era verificato un forte impaludamento. L'impaludamento, nei secoli, si è alternato a fasi di innalzamento e abbassamento legate al livello del lago di Sesto le cui sponde, a quell'epoca, arrivavano fino ai piedi del Monte Albano.


I lucchesi devono tanto al loro Serchio, comprese gioie ma anche molte preoccupazioni. Attraverso i suoi rami i mercanti, navigando, giungevano fino al lago, poi all'Arno e da li al mare per poter commerciare. Tra gli acquisti in città arrivava la seta: i lucchesi erano abilissimi artigiani e di essa ne facevano vesti e corredi che venivamo messi in commercio.


Ma il comportamento volubile e talvolta distruttivo del nostro bellissimo fiume ha impegnato risorse e ingegno per secoli, si potrebbe ormai dire millenni, al solo scopo di tenerne a bada l’esuberante temperamento.


Ha lasciato il segno un vescovo della città di origini irlandesi. Secondo una leggenda pare che Frediano regimò le acque del Serchio cambiandone il corso attraverso l' ausilio di un semplice rastrello, guidato dalla volontà dell'arcangelo Michele.


Come in ogni leggenda, anche in questa c'è un fondo di verità: Frediano sembra avesse nozioni di ingegneria idraulica messe in pratica nella realizzazione di alcune opere tra cui l'arginatura del corso d'acqua. Infatti il fiume non faceva che tracimare allagando l'intera piana lasciando i poveri contadini alla miseria più totale privi di ogni provvista.



Se un tempo Il Serchio generava una moltitudine di bacini lacustri e sfociava, tra questi, nel Lago di Sesto, ad oggi il suo corso è stato incanalato affinché sfociasse in mare all'altezza di Marina di Vecchiano. Dei diversi rami che sono esistiti un tempo, sono rimasti alcuni canali di bonifica e anche dei bacini lacustri come il Lago della Gherardesca e il Lago di Massaciuccoli. Dei suoi affluenti da nominare sono la Lima e la Feddana.


I tempi in cui il protagonista di questa storia portava alluvioni e forte disperazione negli abitanti di Lucca, sono terminati; ciò che resta è un bacino di cui i lucchesi vanno molto fieri nonostante gli sia costato lacrime, anime e denaro. Quando camminerete nei pressi del mio fiume, fermatevi e guardatelo: nelle sue acque scorrono pagine della storia di un territorio.

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